La miniera di Formignano di Cesena

Il complesso minerario di Formignano di Cesena (Emilia-Romagna) comprende le miniere “Busca-Montemauro” e “Luzzena-Formignano” che in origine erano coltivazioni ben distinte ma di fatto con l’ampliamento delle gallerie sotterranee diventano comunicanti fra di loro. Esso è entrato a far parte del Parco Nazionale dello zolfo di Marche e Romagna con la legge 160/2019.

Si ha notizia delle prime escavazioni nel 1556. Nel 1816 il Conte G. Cisterni, originario di Ancona, ma nato e residente a Rimini, personaggio di larghe vedute, riesce a rastrellare ingenti capitali e ad acquistare le miniere di Perticara e Marazzana nel Montefeltro e Formignano nel Cesenate, costruendo inoltre a Rimini uno stabilimento chimico ed una raffineria di zolfo riforniti quasi esclusivamente dalle miniere prima indicate.

Il 3 settembre 1829 sono impiegati nelle tre miniere del Conte Cisterni circa 500 dipendenti, ed occorrono mensilmente “300 birocciari” per il trasporto degli zolfi a Cesena e a Rimini. Ma i debiti contratti per sostenere le spese di modernizzazione degli impianti lo portano ben presto alla bancarotta ed alla chiusura nel febbraio del 1837. Due industriali francesi del settore tessile, Agostino Picard di Avignone e Carlo Pothier dei Vosgi, frequentatori del mercato di Cesena per approvvigionarsi dell’acido solforico necessario alle loro industrie manifatturiere, acquistano, tramite la Società Augustin Picard & C., nel luglio del 1838, per 700.000 franchi, le miniere possedute dal Conte Cisterni.

Nel 1840, a Formignano sono portati avanti i lavori per un pozzo verticale a forma quadrata e di una profondità di mt.120. La società francese, sebbene avesse raggiunto una produzione di zolfo di 2.700.000 libbre/anno (circa 1.100 tonnellate), non chiude i bilanci in attivo e già nel 1841 non è più in grado di pagare né gli operai né i creditori per cui il 3 agosto 1842 il Tribunale di Rimini ne dichiara il fallimento. Il 21 febbraio 1843 è costituita a Bologna la società in accomandita “Nuova Società delle Miniere Solfuree di Romagna”, che acquista le miniere della fallita società francese. I principali azionisti sono i fratelli Pizzardi, Rasori, Carega, Antonio Zanolini, Marco Minghetti, futuro primo ministro dello Stato italiano nel marzo 1863, e per cinque azioni anche il grande compositore di origine pesarese Gioacchino Rossini.
Il 14 febbraio del 1855 la suddetta società si trasforma in società anonima con un capitale sociale di lire 1.170.000, portato nel 1863 a lire 2.860.000, con la nuova denominazione “Società delle Miniere Solfuree di Romagna” e ricevendo, non senza contrasti ed opposizioni, tramite regolare atto dell’8 maggio 1857, la concessione dalla Camera Apostolica.

Dopo l’unità d’Italia nel 1861 è di nuovo messo in discussione il principio della demanialità delle miniere; addirittura nel 1862 il ministro dell’Agricoltura ed Industria, Gioacchino Pepoli, elabora un tentativo, peraltro fallito, d’unificare la legislazione delle miniere sulla base delle leggi precedenti in atto nel Regno delle Due Sicilie ed in Toscana, che prevedevano che la proprietà delle miniere spettasse ai possidenti dei terreni sovrastanti, escludendo qualsiasi demanialità.

Un fitto carteggio, all’inizio del 1863, fra il gerente della Società, avv. Zanolini, ed il Ministero dell’Agricoltura ed Industria, insediato ancora a Torino, porta ad una serie di controlli ed ispezioni da parte del Corpo Reale delle Miniere. Notizie dettagliate dell’ing. Giordano, che relaziona il 16 marzo 1863 al ministro delle finanze Quintino Sella, sulle miniere di Busca, Formignano e Montefeltro, dà un quadro preciso e dettagliato della situazione.

Nel 1896 la Società bolognese, a seguito della persistente crisi dell’industria solfifera, è posta in liquidazione e l’attività d’estrazione va avanti con alterni tentativi di gestione cooperativa da parte di alcuni impiegati ed operai, sin quando la Società Luigi Trezza, poi divenuta Società anonima Miniere Solfuree Trezza-Albani di Romagna, ne rileva la proprietà nel 1899.

È nel 1917, durante la prima guerra mondiale, che l’ing. Guido Donegani, per conto della Società Montecatini, acquista tutte le concessioni della Società Trezza-Albani mantenendo, in sostanza, in funzione le sole miniere di Formignano e Perticara di Novafeltria.

Il 29 marzo 1919, grazie all’interessamento dell’On. Comandini e del sig. Armando Bartolini, responsabile sindacale dei minatori della Camera del Lavoro di Cesena, è raggiunto l’accordo con la Società Montecatini per fissare l’orario di lavoro in otto ore giornaliere. Negli anni 1922 e 1923, per effetto di una grave crisi dell’industria solfifera, la miniera di Formignano è momentaneamente chiusa e così come, per un breve periodo, durante il secondo conflitto mondiale.

Agli inizi del secolo vi sono in attività 44 forni Gill, 2 calcheroni ed un doppione per la fusione dello zolfo oltre a una teleferica, di circa 1 km, che dalla Busca trasporta il materiale nella località Aie di Formignano.

Negli anni 1953-54 la Montecatini, nel tentativo d’esplorare una vasta zona apre un pozzo (nuovo pozzo Montemauro), in località Tessello, situato a poco più di 3 km verso nord-ovest dal piede della discenderia d’estrazione di Formignano. Anche questo tentativo non dà grossi risultati in quanto lo strato, di mt. 0,60, risulta debole e di poca consistenza.

La chiusura definitiva della miniera è sancita nel 1962 per esaurimento o, più precisamente, perché la lavorazione, a causa dell’impoverimento dello strato solfifero e della gran profondità raggiunta, è divenuta antieconomica. La produzione di zolfo grezzo è stimabile, nel periodo dal 1861 al 1962, in 409.000 tonnellate, con una media di 250 operai ed un picco di 441 nel 1910.

Rielaborazione di testi e informazioni da www.miniereromagna.it

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The mining complex of Formignano di Cesena (Emilia-Romagna) includes the “Busca-Montemauro” and “Luzzena-Formignano” mines which were originally very distinct areas but in fact, with the expansion of the underground galleries, they become communicating with each other. It became part of the Sulfur National Park of Marche and Romagna with law 160/2019.

We have news of the first excavations in 1556. In 1816 Count G. Cisterni, a native of Ancona but born and resident in Rimini, an open-minded character, managed to rake in huge capital and to buy the mines of Perticara and Marazzana in Montefeltro and Formignano in the Cesenate, also building a chemical plant in Rimini and a sulfur refinery supplied almost exclusively by the above mentioned mines.

On 3 September 1829, about 500 employees were employed in the three mines of Count Cisterni, and 300 carters were needed every month to transport the sulfur to Cesena and Rimini. But the debts contracted to support the costs of modernising the plants soon led him to bankruptcy and closure in February 1837. Two French industrialists in the textile sector, Agostino Picard of Avignon and Carlo Pothier of the Vosges, who use to go often to Cesena to get supplies of the sulfuric acid necessary for their manufacturing industries, bought, through the Augustin Picard & C. company, in July 1838, for 700,000 francs, the mines owned by Count Cisterni.

In 1840, a vertical square-shaped well with a depth of 120 meters was built in Formignano. The French company, although it had reached a sulfur production of 2,700,000 pounds/year (about 1,100 tons), was not thriving and already in 1841 was no longer able to pay either the workers or the creditors, so on 3 August 1842 the Court of Rimini declared its bankruptcy. On February 21, 1843, the “Nuova Società delle Miniere Solfure di Romagna” company was established in Bologna, which bought the mines of the bankrupt French company. The main shareholders are the Pizzardi brothers, Rasori, Carega, Antonio Zanolini, Marco Minghetti, future prime minister of the Italian State in March 1863, and also the great composer from Pesaro Gioacchino Rossini for five shares.

On February 14, 1855, the aforementioned company was transformed into a limited company with a share capital of 1,170,000 lire, raised in 1863 to 2,860,000 lire, with the new name “Società delle Miniere Solfuree di Romagna” and receiving, not without contrasts and oppositions, through a regular deed of May 8, 1857, the concession from the Apostolic Chamber.

After the unification of Italy in 1861, the principle of the state ownership of the mines was again called into question; even in 1862 the Minister of Agriculture and Industry, Gioacchino Pepoli, elaborated an attempt, however failed, to unify the legislation of the mines on the basis of the previous laws in force in the Kingdom of the Two Sicilies and in Tuscany, which provided that the ownership of the mines belonged to the owners of the overlying land, excluding any state property.

A dense correspondence, at the beginning of 1863, between the manager of the Company, avv. Zanolini, and the Ministry of Agriculture and Industry, still based in Turin, leads to a series of checks and inspections by the Royal Mining Corps. Detailed news of Eng. Giordano, who reported on March 16, 1863 to the finance minister Quintino Sella, on the mines of Busca, Formignano and Montefeltro, gives a precise and detailed picture of the situation.

In 1896, the Bolognese company, following the persistent crisis in the sulfur industry, was placed in liquidation and the extraction activity continued with alternate attempts at cooperative management by some employees and workers, until the Luigi Trezza company, which later became the Miniere Solfure Trezza-Albani di Romagna company, took over the ownership in 1899.

It was in 1917, during the First World War, that Eng. Guido Donegani, on behalf of the Montecatini Company, acquired all the concessions of the Trezza-Albani Company, essentially keeping only the Formignano and Perticara mines in operation.

On 29 March 1919, thanks to the interest of the Hon. Commandini and Armando Bartolini, union leader of the miners of the Chamber of Labor of Cesena, an agreement was reached with the Montecatini company to set working hours at eight hours a day. In 1922 and 1923, due to a serious crisis in the sulfur industry, the Formignano mine was temporarily closed, as was the case for a short time during the Second World War.

At the beginning of the century there were 44 Gill furnaces, 2 “calcheroni” and a “doppione” for the smelting of sulfur as well as a cableway, about 1 km long, to transport the material from Busca to Aie di Formignano.

In the years 1953-54, Montecatini, in an attempt to explore a vast area, opened a well (new Montemauro well), in Tessello, located just over 3 km to the north-west from the foot of the Formignano extraction shaft. Even this attempt does not give great results as the 0.60 mt layer is weak and of little consistency.

The definitive closure of the mine was sanctioned in 1962 due to exhaustion or, more precisely, because the working, due to the impoverishment of the sulfur layer and the great depth reached, had become uneconomical. The production of raw sulfur can be estimated, in the period from 1861 to 1962, at 409,000 tons, with an average of 250 workers and a peak of 441 in 1910.

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